Tuttolibri del 26-10-2002

Quando la razza Piave era la feccia dell'emigrazione

RIGONI STERN MARIO

L'ORDA. Quando gli albanesi eravamo noi>>, ha per titolo l'ultimo libro di Gian Antonio Stella; <<orda>>, secondo il Devoto-Oli e' <<massa umana spinta dalla violenza o dalla miseria>> e, nel Palazzi-Folena, <<aggruppamento temporaneo di barbari nomadi>>. Si puo' subito intuire a cosa si riferisce il nostro giornalista acuto osservatore dei fenomeni del nostro tempo: per tanti italiani l'orda e' quella degli extracomunitari che ogni giorno incontriamo nel nostro vivere. Anche qui in montagna nelle malghe a fare i lavori piu' umili che erano riservati ai servi pastori o, in paese, manovali nelle ditte che appaltano i lavori stradali; nella pianura sottostante sono nelle fonderie o nelle concerie malsane.
Apro il libro, nella dedica sulla pagina bianca, leggo: A mio nonno Toni Cajo/ che mangio' pane e disprezzo/ in Prussia e Ungheria/ e sarebbe schifato degli smemorati/ che sputano oggi su quelli come lui. Qui mi si apre davanti il mondo non degli extracomunitari, bensi' quello dei nostri nonni. Io lo conoscevo Toni Cajo; settant'anni fa ero ragazzo e lui viveva in una delle ultime baracche che il Genio Militare aveva riservato ai profughi che erano ritornati nel paese distrutto dalla Grande Guerra: una baracca di travi e tavolame con il tetto di cartone catramato. Li' vicino, d'estate andavo a caccia con il tirasassi, d'autunno a rubare i torsoli delle verze negli orti dei Silvagni, d'inverno a mettere le trappole per i passeri; Toni Cajo era magro, non alto e con il cappello sempre in testa; davanti alla sua baracca aveva le cataste di legna ben allineate e i barattoli con i gerani. Si', da emigrante era stato in Prussia e in Ungheria prima ancora della Grande Guerra. Ma chi tra noi non aveva avuto parenti emigrati e, ancora non li ha, sparsi nei continenti? Ecco, questo libro di G.A. Stella parla di loro, non degli emigranti che vengono da noi; e' per ricordare agli immemori come i nostri nonni, emigrarono, furono accolti, lavorarono e vissero. Alcuni fatti e situazioni che qui si leggono gia' li avevo sentiti raccontare dai fratelli di mio nonno, o letti nei saggi di Emilio Franzina, o dalle lettere dei miei fratelli che nel secondo dopoguerra furono costretti a emigrare in Australia e negli Stati Uniti. Molti li ho conosciuti ora per la prima volta ed e' da rimanere sconcertati e pensosi: <<La feccia del pianeta, questo eravamo. Meglio: cosi' eravamo visti...>> e' l'incipit di questo libro, e via via, capitolo dopo capitolo, il lettore scoprira' come erano stati accolti e come vivevano i nostri compaesani che tra il 1872 e il 1972 in ventotto milioni erano partiti dall'Italia per <<cercar fortuna>> trovando, invece, ostilita', fatiche, fame, violenze, linciaggi e condanne a morte per colpe non commesse. Dagli <<archivi>> della storia dei poveri: cronache di giornali del tempo italiani e stranieri, lettere e ricerche di memorie, da libri che dopo vennero espurgati,veniamo a conoscere quello che tanti non vorrebbero ammettere perche' contrario al loro <<spirito patriottico>> o di <<razza Piave>>.
Leggiamo pure come eravamo considerati noi qui in Italia, da poeti, artisti, viaggiatori che da Oltralpe venivano per diporto; come la nostra triste fama venisse raccontata sui giornali o sulle riviste da questi <<inviati speciali>> e quindi letta come assoluta verita' in quei Paesi dove poi andavano a sbarcare i nostri emigranti. Forse non accade cosi' anche quando leggiamo dei paesi di provenienza di quelli che ora vengono da noi? Leggete, leggete qui, italiani di oggi come i nostri parenti fino a non molti anni fa emigravano oltre le Alpi e oltre gli oceani; ma anche di traffico di donne e di bambini che, clandestinamente, partivano dai nostri porti verso altri porti secondo le richieste di un orrido commercio. Come oggi verso l'Italia? Leggendo questo amarissimo libro di G.A. Stella ti sale dallo stomaco un senso di dolorosa nausea e dall'anima profonda pieta', anche se gia' certe storie le conosci; e' un ritrovare nella memoria un tristissimo passato da confrontare con l'oggi, che ci impone un esame di coscienza. Vastissima la bibliografia a fine libro, eloquenti le vignette d'epoca che i giornali stranieri ci dedicavano. Vorrei che questo libro venisse letto e commentato per un'ora alla settimana nelle nostre scuole e che lo leggessero anche tutti i nostri parlamentari.

 

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